S&D: i ricollocamenti dei rifugiati non devono essere condizionati dalla cooperazione sul controllo delle frontiere

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La commissione Libertà civili, giustizia e affari interni ha votato oggi a favore di un report che contiene nuove proposte per il ricollocamento dei rifugiati all’interno dell’Ue. Grazie alle pressioni del gruppo S&D, il report parlamentare contiene la richiesta di una maggiore protezione per i soggetti più vulnerabili rispetto a quanto previsto dalla proposta originale della Commissione europea.


La portavoce del gruppo S&D per gli affari interni, la giustizia e le libertà civili, Birgit Sippel dichiara:

“Un sistema d’asilo europeo che funzioni deve avere regole improntate all’equità per quel che riguarda i ricollocamenti da paesi fuori dall’Ue. Se vuole diventare un partner credibile nel mondo, l’Ue deve stabilire percorsi legali per le persone che hanno bisogno di protezione. Legando i criteri dell’UNHCR sui ricollocamenti all’impegno dell’Ue di ricollocare il 20% delle persone che ne hanno bisogno, l’Ue puo’ fare un passo avanti e dare un grande contributo a livello mondiale.  La proposta della Commissione europea di aggiornare queste norme è stata positiva, ma non ha affrontato alcuni punti chiave. Abbiamo insistito affinché i  ricollocamenti non fossero condizionati dalla cooperazione sul controllo delle frontiere. Abbiamo il dovere legale di aiutare coloro che fuggono da guerre e persecuzioni e questo dovere non va legato alle misure per prevenire l’immigrazione illegale in Europa”


La portavoce del gruppo S&D sul report sui ricollocamenti, Kati Piri afferma:

“Dobbiamo garantire che l’Ue aiuti a proteggere coloro che si trovano in maggiore difficoltà. Abbiamo pertanto insistito affinché i ricongiungimenti famigliari non fossero inclusi nelle cifre dei ricollocamenti. Le famiglia hanno il diritto a riunirsi e questo diritto va trattato a parte rispetto al principio generale che governa i ricollocamenti. Abbiamo anche assicurato che coloro che provano a raggiungere illegalmente l’Ue non siano esclusi dal programma di ricollocamenti. Migliaia di persone sfuggono a guerra e persecuzioni senza avere canali legali o sicuri per raggiungere l’Europa. L’unica opzione che hanno è di intraprendere vie illegali. Non possiamo criminalizzarli o punirli per questo, per il semplice fatto di aver cercato di salvare la propria vita e quella dei loro cari”.