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Noi ci stiamo battendo per una strategia coerente e ambiziosa per l’uguaglianza di genere, per eliminare le disuguaglianze più persistenti attraverso un approccio olistico e difendere i diritti della Donna nell’Ue. Tuttavia, ci rendiamo conto che sensibilizzare e accrescere il livello di consapevolezza non è di per sé sufficiente: l’uguaglianza deve essere al centro di tutte le politiche europee e di tutto il lavoro della Commissione.

Per noi sono punti chiave il superamento del divario di genere in termini retributivi e pensionistici, la difesa della salute sessuale e riproduttiva della Donna e dei suoi diritti, l’equilibrio di genere nelle posizioni apicali e nei processi decisionali, l’entrata in vigore della Direttiva sull’equilibrio tra vita privata e professionale, la lotta alla tratta di esseri umani, allo sfruttamento sessuale e del lavoro, e l’eradicazione della violenza contro la Donna e la violenza di genere.

 

Diritti della Donna e COVID-19

Dall’inizio della pandemia i Socialisti e Democratici chiedono una risposta proattiva alla crisi e al post crisi, che sia attenta all’uguaglianza di genere. Le violenze domestiche e di genere sono aumentate, i diritti e la salute sessuale e riproduttiva sono stati messi sotto attacco, e l’esperienza derivante dalle crisi precedenti suggerisce che le donne, nel lungo periodo, saranno tra i soggetti su cui le ripercussioni economiche negative si faranno sentire in modo più incisivo. Tra il 2019 e il 2021 ci si attendeva che il tasso di povertà tra le donne diminuisse del 2,7%, ma le ultime proiezioni della La Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne e dell’UNDP, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, ora ci dicono che il tasso tende al 9,1% a causa della pandemia e delle sue ricadute.

Le donne sono in prima linea nella pandemia COVID-19, perché sono presenti in modo massiccio tra le categorie e le professioni ad alto rischio, e nei luoghi ad alta esposizione come gli ospedali, i negozi, le scuole, nell’assistenza domiciliare, e nei settori in cui le perdite di posti di lavoro sono più cospicue. Molte sono in sofferenza anche a causa del divario digitale di genere e del carico derivante dall’attività assistenziale non riconosciuta e non retribuita. Allo stesso tempo, le donne di questi settori sono coinvolte raramente nei processi decisionali, a causa del cosiddetto soffitto di cristallo che ancora resiste nelle nostre società.

Non possiamo permettere che questa pandemia si traduca in una crisi d’uguaglianza di genere. Le ricadute sproporzionate sulle donne vanno trattate con l’adozione di un approccio progressista, attento e sensibile alle tematiche di genere, sia nel breve, sia nel lungo periodo, a livello nazionale ed europeo. Noi chiediamo ancora una volta alla Commissione e agli stati membri di porre l’uguaglianza di genere e i diritti della Donna al centro dei piani di ripresa e resilienza dell’Ue contro il COVID-19. Se vogliamo porre rimedio ai danni economici e sociali provocati da questa crisi, è fondamentale accrescere la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro e stringere le connessioni tra le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, le politiche digitali e la parità di genere.

Per approfondimenti, consulta il nostro documento di sintesi Un approccio progressista e attento all'uguaglianza di genere alla crisi COVID-19

La violenza contro le donne

In Europa, ogni giorno, sette donne vengono uccise. Una donna su tre ha subito aggressioni fisiche e/o sessuali almeno una volta nel corso della propria vita. Le donne sono anche la maggior parte delle vittime della tratta di esseri umani, in particolare per lo sfruttamento sessuale e la prostituzione.

Se da un lato la Direttiva anti-tratta 2011 definisce azioni specifiche per contrastare queste forme di violenza, dall’altro la Commissione europea continua a ignorare la richiesta del Parlamento europeo di aggiornare la direttiva per meglio tutelare le donne dalla violenza. Inoltre, solo ventuno stati Ue hanno ratificato la Convenzione di Istanbul per la lotta alla violenza sulle donne.

La violenza contro le donne è uno dei maggiori ostacoli a una reale uguaglianza tra la donna e l’uomo. I Socialisti e Democratici continuano a sollecitare la Commissione affinché proponga una direttiva capace di agire alla radice delle cause della violenza di genere, chiedono che tutti gli stati membri firmino e ratifichino la Convenzione di Istanbul, e che il Consiglio porti a termine la ratifica della Convenzione a livello Ue. Infine S&D chiede che la Commissione avanzi una proposta per aggiungere la violenza di genere alla lista dei crimini Ue.

Retribuzioni eque e differenze pensionistiche

Il 60% dei laureati delle università è donna. Tuttavia, le donne nell’Ue guadagnano mediamente il 14,8% in meno degli uomini, quindi è come se lavorassero due mesi all’anno senza percepire retribuzione. Nel lungo periodo, salari più bassi si traducono in pensioni più basse, il che può comportare un aumento del rischio di povertà. Il divario tra la pensione di un uomo e di una donna si aggira attorno al 36%.

La Direttiva che sancisce il principio di parità di retribuzione e di trattamento sul lavoro per l’uomo e la donna risale al 1975, ed è stata regolarmente aggiornata in questi anni, senza tuttavia trovare concreta applicazione: se non si produrranno cambiamenti radicali della situazione attuale, la parità retributiva non sarà realtà prima del 2084.

I Socialisti e Democratici vogliono azioni immediate per una nuova direttiva aggiornata sulla parità retributiva che possa dare un taglio netto al divario delle retribuzioni a un ritmo del 2% annuo, e che preveda sanzioni chiare per i Paesi Ue che non la applichino. La Commissione europea deve adottare misure vincolanti per porre fine alle disuguaglianze retributive in Europa. La direttiva sulla trasparenza retributiva, lungamente attesa e da tempo annunciata, rappresenterebbe un passo importante e ulteriori rinvii sono da evitare.

Povertà

L’obiettivo Ue per il 2020 è un tasso d’occupazione del 75%, ma il tasso di occupazione attuale delle donne è solo del 67,4%, una forchetta del 7,6%. Secondo l’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, il numero di donne che sta intraprendendo attività lavorative informali e non retribuite è in crescita. Malauguratamente, l’austerità ha avuto un impatto maggiore sulle donne rispetto agli uomini. I tagli di bilancio hanno prodotto maggiori ripercussioni sul settore pubblico, nel quale lavorano molte donne; circa l’80% dei “lavoratori poveri” sono donne e un terzo delle donne anziane nell’Unione europea non percepisce alcuna forma di pensione. La povertà, come fenomeno al femminile, è in crescita: le donne sono molto più a rischio povertà degli uomini.

Bassi salari e lavori precari devono lasciare il posto a lavori sostenibili. Noi proseguiamo col nostro lavoro guardando a questo obiettivo, chiediamo la fine di un’austerità controproducente e che la strategia Ue 2020 e il Semestre europeo prevedano obiettivi di uguaglianza di genere più forti e vincolanti.

Maternità, paternità e congedo parentale

Dall’inizio della crisi economica, il tasso di natalità in Europa è crollato. Ciò è dovuto in parte alla mancanza di adeguati sistemi di garanzia della maternità, della paternità e dei congedi parentali.

La legislazione attuale prevede 14 settimane per la maternità, con diversi sistemi di pagamento in Europa. Nell’aprile 2019, fu adottata la Direttiva sull’equilibrio tra la vita privata e la vita professionale. I Socialisti e Democratici si battevano da anni per l’adozione di uno strumento legalmente vincolante come questo. Abbiamo quindi accolto positivamente l’introduzione del congedo di paternità di dieci giorni, il congedo parentale di quattro mesi, e i congedi per motivi di assistenza di cinque giorni lavorativi all’anno per quei lavoratori che forniscono cura e assistenza personale ai propri familiari. L’ampliamento del diritto di richiedere orari di lavoro flessibili ai lavoratori che prestano assistenza ai familiari o ai genitori lavoratori, è un’altra conquista per la quale S&D si è battuto duramente e a lungo.

Noi insistiamo nel dire che la Commissione debba assumersi la responsabilità di monitorare in modo serio e puntuale l’implementazione della direttiva, affinché coloro che si prendono cura di un familiare, in Europa godano di maggiori tutele. I bambini sono il futuro dell’Ue. Se da un lato l’adozione di questa direttiva ha rappresentato un passo importante, dall’altro c’è ancora molto da fare. Per questo i Socialisti e Democratici chiedono miglioramenti concreti dell’accessibilità alle scuole dell’infanzia fino al raggiungimento degli obiettivi di Barcellona, affinché si possa avere un miglior equilibrio tra la vita lavorativa e la vita familiare sia per la donna, sia per l’uomo.

Il mio corpo, i miei diritti

I diritti e la salute sessuale e riproduttiva sono priorità per noi. Ciò implica anche l’educazione sessuale, evitare gravidanze indesiderate, avere accesso a procedure mediche d’aborto sicure, il trattamento delle malattie sessualmente trasmissibili e la lotta alle violenze sessuali.

Attualmente l’aborto è ancora illegale in due stati membri, mentre i servizi sanitari pre e post parto sono stati colpiti duramente dalla crisi. Oggi, molte donne in Europa non hanno accesso alla contraccezione e a procedure d’aborto sicure, e vedono restringersi la possibilità di scegliere sui temi della sessualità e della riproduzione.

Nel 2015, i nostri europarlamentari hanno firmato "Tutti noi", dichiarazione per il diritto di aborto.

I diritti delle donne ad assumere decisioni sul proprio corpo sono fondamentali, e andrebbero ricompresi nella Carta dei Diritti fondamentali. S&D desidera anche che una sezione solida e coerente della strategia di salute pubblica dell’Unione europea sia dedicata alla salute riproduttiva e sessuale.

Le donne nel processo decisionale

Le donne rappresentano ancora una porzione esigua dei rappresentanti eletti nelle assemblee parlamentari nazionali: nell’Ue vanno dal 9% al 43%. Oggi nell’Europarlamento solo il 39% dei deputati è donna, e v’è stato solo un piccolo incremento dalle elezioni del 2014. Il nostro Gruppo però ha quasi raggiunto un equilibrio di genere, con un 44% di donne deputato e una maggioranza di donne nella squadra dirigente, ma c’è ancora molto da lavorare per promuovere l’uguaglianza di genere nella vita politica.

Le donne nei consigli di amministrazione delle società sono persino meno. In media solo il 20% dei membri dei CdA sono donna, mentre in Norvegia si è raggiunto il 40% attraverso l’introduzione di quote vincolanti.

Le cosiddette “quote rosa” sono diventate necessarie per raggiungere l’uguaglianza di genere. I Socialisti e Democratici chiedono agli stati membri di prendere l’iniziativa e adottare la Direttiva sulle donne nei consigli di amministrazione delle società, che introdurrebbe una procedura chiara e trasparente per il raggiungimento di una quota di almeno il 40% di donne tra i membri non esecutivi delle società Ue. La Commissione europea presentò la proposta nel 2012, il Parlamento europeo assunse una posizione chiara l’anno seguente e da allora è bloccata da una minoranza di stati membri del Consiglio.

Inclusione sociale

Nel 1995, la comunità internazionale adottò la Piattaforma d’Azione di Pechino, individuando dodici aree critiche per favorire l’uguaglianza di genere. Il 2020 segna il 25° anniversario della Piattaforma di Pechino, ma le donne subiscono ancora violenze, povertà, discriminazioni e esclusione sociale in misura maggiore rispetto agli uomini, e spesso non sono nella posizione di esercitare pienamente i propri diritti sessuali e riproduttivi.

L’uguaglianza non è raggiungibile se i Paesi Ue non pongono in essere politiche efficaci per promuovere la parità di genere. Il Gruppo S&D insiste sul fatto che tutti gli stati debbano rispettare e onorare gli impegni assunti a Pechino.

Gli Obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite (MDG) richiedevano che entro il 2015 fosse garantita a ragazzi e ragazze parità di accesso all’istruzione di ogni ordine e grado. Quest’obiettivo è stato raggiunto in buona misura nella scuola primaria, ma non nei gradi superiori, nei quali le ragazze incontrano ancora barriere maggiori rispetto ai ragazzi. Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (ODG) hanno fissato nuovi traguardi per la parità di genere per il 2030. Lo sviluppo delle ragazze e delle giovani donne attraverso l’educazione è essenziale in tutto il mondo, e per questo noi esortiamo l’Ue a offrire sostegno a tutti i Paesi in via di sviluppo per raggiungere questi obiettivi.

Donne rifugiate

Nel 2018, circa 115.000 persone hanno attraversato il Mediterraneo.

Donne e bambini rappresentano circa il 35% dei rifugiati.

Dobbiamo porre in evidenza l’eccezionale situazione di vulnerabilità delle donne richiedenti asilo e rifugiate nell’Unione europea. Sono in fuga da persecuzioni nei loro Paesi d’origine e la ricerca di un posto sicuro le spinge ad avventurarsi in viaggi di cui l’esito è del tutto imprevedibile. Al loro arrivo nei centri di accoglienza, donne che in alcuni casi sono vittime di violenza sessuale, di tratta di esseri umani o di crimini violenti, spesso incontrano altre barriere che le rendono ancor più vulnerabili. Il nostro Gruppo chiede nuove misure per garantire che le procedure d’asilo abbiano un approccio più rispettoso e attento in una prospettiva di genere e che le esigenze delle donne trovino ascolto durante l’iter di richiesta di asilo. Queste misure prevedono: una formazione di genere specifica per il personale anche in materia di violenza sessuale, tratta di esseri umani e infibulazione; servizi igienici e alloggi dedicati; il diritto a interpreti e intervistatrici donna; accesso a servizi sanitari anche pre e post parto; cura dei bambini durante le procedure di screening e di colloquio per la richiesta d’asilo; il diritto per la donna di presentare richiesta d’asilo indipendentemente dal proprio coniuge come chiave d’emancipazione femminile. Noi chiediamo con forza che si ponga fine alla detenzione dei bambini, dei minori e delle donne in gravidanza richiedenti asilo.

La violenza di genere come lo stupro, la violenza sessuale, l’infibulazione o i matrimoni forzati dovrebbero rappresentare ragioni sufficientemente valide per una richiesta d’asilo nell’Ue. L’integrazione dei rifugiati è ancora un punto nevralgico e il nostro Gruppo chiede che siano previste delle facilitazioni per l’ingresso nel mercato del lavoro, per l’accesso all’educazione e a lezioni di lingua, per i ricongiungimenti familiari e il riconoscimento dei titoli e delle qualifiche ottenute all’estero.

 

Campagna contro la pubblicità sessista

I media e la pubblicità hanno un forte impatto sui nostri atteggiamenti, sul nostro approccio e la nostra consapevolezza. Molti studi hanno dimostrato che il sessismo e gli stereotipi negativi sulla donna sono prevalenti nella pubblicità contemporanea e contribuiscono a giustificare e perpetuare le disuguaglianze di genere. I Socialisti e Democratici combattono da anni la pubblicità sessista, perché confligge con i nostri principi di parità di genere. L’iniziativa di lotta alla pubblicità sessista fu lanciata per la prima volta nella Giornata internazionale della Donna del 2018.

Una Dichiarazione d'impegni contro la pubblicità sessista fu stilata dal Gruppo S&D in stretta collaborazione con il Gruppo PES al Comitato delle Regioni, e la piattaforma ha visto l’adesione di rappresentanti locali, sindaci e consiglieri impegnati a combattere questa forma di discriminazione.

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