Firma la Carta

Partecipa al dibattito sui diritti delle donne sulla nostra piattaforma. Sii la voce della tua generazione, fai sapere cosa pensi che dovrebbe essere migliorato in Europa per raggiungere la vera uguaglianza.

La parità tra donne e uomini è un diritto fondamentale riconosciuto dal Trattato di Roma del 1957 e dalla Carta dei diritti fondamentali.

Sebbene l'Ue abbia adottato molti testi per promuovere le pari opportunità, assicurare un trattamento equo per uomini e donne e combattere tutte le forme di discriminazione, non sono stati fatti abbastanza progressi e le donne affrontano numerose discriminazioni ogni giorno.

Il gruppo S&D vuole un'Europa inclusiva e uguale per tutti. C'è ancora molta strada da fare.

Linee guida per l'adesione alla Piattaforma delle città dell'Ue contro la pubblicità sessista

Guidelines for the accession to the EU Platform of Cities against Sexist Advertisement

Molti studi hanno dimostrato che il sessismo e le visioni stereotipate delle donne sono prevalenti nella pubblicità contemporanea. Poiché i media e la pubblicità hanno un forte impatto sui nostri comportamenti e sulle nostre opinioni, è logico supporre che questi contribuiscano a rafforzare e riprodurre gli stereotipi di genere e le disuguaglianze.

Come socialdemocratici, combattiamo da tempo la pubblicità sessista perché essa contraddice il principio dell'uguaglianza di genere, che è uno dei principi fondamentali della nostra famiglia politica.

Pertanto, i Socialisti e Democratici al Parlamento europeo lanceranno la “Piattaforma Ue: le città socialdemocratiche contro la pubblicità sessista” in occasione della Giornata internazionale della donna 2018. Con questa iniziativa, vogliamo onorare in prima istanza i leader socialdemocratici che hanno assunto una posizione ferma contro la pubblicità sessista a livello locale e incoraggiare in una seconda fase i sindaci e i decisori locali di tutte le altre parti a farlo nel prossimo futuro.

Come aderirvi?

Dopo il lancio ufficiale all'inizio di marzo, la piattaforma aprirà le sue porte alle città di tutta l'Unione europea.

La tua città ha già preso misure concrete contro la pubblicità sessista? O prevede di introdurre misure nel prossimo futuro? Sostieni gli obiettivi della “Carta contro la pubblicità sessista” e sarai pronto a firmarla? Se si’, contattaci. La firma della Carta e il ricevimento della nostra etichetta, che onora la tua città per l’attivismo in questa lotta, sono il punto di partenza per la tua iscrizione alla Piattaforma.

Puoi consultare la “Carta contro la pubblicità sessista” a questo link

La Piattaforma vivrà del tuo impegno. Promuovila, fai in modo che altre città e paesi la conoscano e la facciano crescere. Condividi le tue migliori pratiche, impara dall'esperienza degli altri e sviluppa strategie comuni per rendere gli spazi pubblici liberi dal sessismo.


Per maggiori informazioni, contatta: s-d.femm@ep.europa.eu

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La violenza contro le donne

In Europa, ogni giorno sette donne muoiono per omicidio e una donna su tre ha subito aggressioni fisiche e/o sessuali almeno una volta nel corso della propria vita. Le donne sono anche le prime vittime della tratta di esseri umani, finalizzata soprattutto allo sfruttamento sessuale e alla prostituzione.

Mentre la Direttiva contro la tratta di esseri umani stabilisce azioni specifiche per combattere questa forma di violenza, la Commissione europea continua a ignorare la richiesta del Parlamento europeo per una legislazione puntuale ed esauriente che serva a contrastare la violenza contro le donne. Oltretutto, solo ventuno stati membri dell’Unione hanno ratificato la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica.

La violenza sulle donne è uno dei maggiori ostacoli alla reale uguaglianza fra donne e uomini. I Socialisti e Democratici proseguono il pressing sulla Commissione, esortandola ad avanzare proposte strategiche per contrastare la violenza sulle donne e chiede all’Ue e agli stati membri di firmare e ratificare la Convenzione di Istanbul.

Retribuzioni eque e differenze pensionistiche

Il 60% dei laureati è donna. Ancora oggi, nell’Unione europea le donne guadagnano mediamente il 16% in meno degli uomini, tanto che si può dire che le donne lavorino due mesi all’anno senza percepire una retribuzione. Nel lungo periodo, salari più bassi producono di conseguenza pensioni più basse, il che può portare a un aumento del rischio di povertà. Il differenziale fra le pensioni dell’uomo e della donna si aggira attorno al 36%.

La direttiva evidenzia che il principio di parità di retribuzione e di trattamento sul posto di lavoro per donne e uomini, è stato introdotto nel 1975 ed è stato regolarmente aggiornato; di questo passo però, se non intervengono dei cambiamenti radicali della situazione attuale, l’obiettivo della parità retributiva non sarà raggiunto prima del 2084.

I Socialisti e Democratici chiedono un’azione immediata per una direttiva nuova e aggiornata sulla parità retributiva, che vada a incidere efficacemente sulle differenze retributive di genere e preveda una riduzione del differenziale nell’ordine di un 2% l’anno, con sanzioni chiare per i Paesi dell’Ue che non la applichino puntualmente.

Povertà

L’obiettivo per il 2020 è il 75% di tasso di occupazione per tutti, ma il tasso attuale di occupazione delle donne è del 67,4%, vale a dire uno scarto del 7.6%. Secondo l’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo, il numero delle donne che intraprende attività lavorative informali e non retribuite è in crescita. Purtroppo, le misure di austerità hanno avuto un impatto più severo sulle donne che sugli uomini. I tagli di bilancio hanno avuto maggiori ripercussioni nel settore pubblico, che impiega un numero importante di risorse femminili; circa l’80% dei cosiddetti “working poor” – persone che lavorano ma non riescono a superare la soglia di povertà o faticano a vivere con i proventi del proprio lavoro – sono donne, e più di un terzo delle donne anziane in Europa non percepisce una pensione. La povertà come fenomeno al femminile è in crescita: le donne sono più a rischio povertà degli uomini.

Occupazioni precarie e mal retribuite devono essere sostituite da lavori sostenibili. Noi continueremo a lavorare nel solco che abbiamo tracciato e chiediamo la cessazione di misure di austerità controproducenti e siano previsti obiettivi di uguaglianza di genere nella strategia Ue 2020 e nel ciclo economico del Semestre europeo.

Maternità, paternità e congedo parentale

Dall’inizio della crisi economica, il tasso di natalità è crollato. In parte, ciò è dovuto al fatto che donne e uomini non sempre hanno accesso ad adeguate tutele in termini di maternità, paternità, congedo parentale.

La legislazione attuale sulla maternità prevede quattordici settimane di congedo, con sistemi di retribuzione che variano da Paese a Paese in Europa. Nell’aprile 2019 è stata adottata la Direttiva per l’equilibrio tra vita privata e attività professionale. I Socialisti e Democratici lottano da molti anni per l’adozione di uno strumento legalmente vincolante come questo. Accogliamo quindi positivamente l’introduzione del congedo per paternità di dieci giorni, il congedo parentale di quattro mesi, e cinque giorni all’anno di congedo per assistenza usufruibili dai lavoratori che assistono un parente bisognoso. L’estensione del diritto a maggiore flessibilità oraria per lavoratori che assistono familiari o genitori lavoratori, è un’altra conquista per la quale il Gruppo S&D si è battuto a lungo.

Insisteremo affinché la Commissione si assuma seriamente la responsabilità di monitorare l’implementazione della Direttiva, per far sì che in Europa, i genitori che lavorano e i lavoratori che assistono un familiare, possano contare su una maggiore e migliore protezione. I bambini sono il futuro dell’Ue. Se l’adozione di questa direttiva è senza dubbio un passo avanti, c’è ancora molto da lavorare. I Socialisti e Democratici chiedono quindi un sensibile miglioramento dell’accessibilità a servizi di cura infantile di alta qualità che centrino gli obiettivi di Barcellona, e che permettano a uomini e donne di avere un miglior bilanciamento fra vita privata e lavorativa.

Il mio corpo, i miei diritti

La salute e i diritti sessuali e riproduttivi sono un punto chiave per noi. Sono parte di questa priorità l’educazione sessuale, la possibilità di evitare gravidanze indesiderate, l’accesso a pratiche mediche sicure di aborto, i trattamenti sanitari per le patologie a trasmissione sessuale e la lotta alla violenza sessuale.

Allo stato attuale l’aborto è ancora illegale in due stati membri dell’Unione, mentre i servizi sanitari pre e post-parto sono stati messi duramente alla prova dalla crisi. Oggi, molte donne in Europa non hanno ancora accesso a forme contraccettive e servizi sicuri d’interruzione della gravidanza, e questo le pone nella condizione di non poter esercitare adeguatamente i propri diritti sessuali e riproduttivi.

Nel 2015 i nostri europarlamentari hanno firmato “All of us” (Ognuno di noi), dichiarazione per il diritto d’aborto.

Il diritto delle donne ad assumere decisioni che riguardano il proprio corpo è un diritto fondamentale che dovrebbe essere incluso nella Carta dei diritti fondamentali. I Socialisti e Democratici vogliono che nella strategia europea di salute pubblica sia inserita anche una sezione specifica e coerente sulla salute e i diritti riproduttivi.

Le donne nel processo decisionale

Con percentuali che vanno dal 9% al 43% nell’Unione europea, la proporzione di donne elette come rappresentanti nelle assemblee parlamentari nazionali è ancora disequilibrata. In questo momento, solo il 39% dei deputati del Parlamento europeo è donna, il che significa solo un piccolo aumento rispetto alle elezioni del 2014. Tuttavia, con circa il 44% di donne parlamentari e una maggioranza femminile all’interno dei gruppi dirigenti, il nostro Gruppo ha quasi raggiunto un equilibrio di genere; ma c’è ancora parecchio lavoro per promuovere l’uguaglianza nella vita politica.

Le donne nelle strutture direzionali delle società private scarseggiano in misura ancor più significativa. In media solo un 20% dei membri dei consigli d’amministrazione è donna, ad eccezione di Paesi come la Norvegia, dove l’introduzione di “quote rosa” legalmente vincolanti ha portato a una presenza del 40%.

Le “quote rosa” si sono rese indispensabili per raggiungere l’uguaglianza di genere. Il Gruppo dei Socialisti e Democratici ha chiesto alla Commissione d’intraprendere un’iniziativa legislativa che stabilisca la quota minima di donne nei consigli di amministrazione al 40% entro il 2020 e stiamo anche esercitando pressioni sul Consiglio affinché smetta di bloccare la legislazione e favorisca l’ascesa delle donne alle posizioni apicali.

Inclusione sociale

Nel 1995, la comunità internazionale ha adottato la Piattaforma d’azione di Pechino, identificando 12 aree critiche per favorire l’uguaglianza di genere. Il 2020 segna il 25° anniversario della Piattaforma di Pechino, ma le donne continuano a subire violenza, discriminazione, povertà ed esclusione sociale in misura maggiore rispetto agli uomini, e non sono ancora nelle condizioni di esercitare i propri diritti sessuali e riproduttivi.

Senza politiche efficaci di promozione della parità di genere a livello europeo, l’uguaglianza è irraggiungibile: i Socialisti e Democratici insistono su un rispetto puntuale delle responsabilità e degli impegni assunti nell’ambito della Conferenza mondiale sulle donne di Pechino.

Gli Obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite, chiedevano parità di accesso all’istruzione per i ragazzi e le ragazze, entro il 2015. Se quest’obiettivo si ritiene in buona parte raggiunto nell’istruzione primaria, non lo è ancora nei livelli d’istruzione superiore, nei quali le ragazze incontrano ancora maggiori ostacoli dei loro coetanei maschi. Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile hanno introdotto nuovi target in materia di parità di genere, che vanno centrati entro il 2030. Rafforzare la posizione delle ragazze e delle donne del mondo attraverso l’istruzione è fondamentale; ecco perché noi Socialisti e Democratici esortiamo l’Unione europea a sostenere tutti i Paesi in via di sviluppo a perseguire e raggiungere questi obiettivi.

Donne rifugiate

Nel 2018, circa 115.000 persone hanno attraversato il Mediterraneo.

Donne e bambini rappresentano circa il 35% dei rifugiati.

Dobbiamo concentrare gli sforzi sulla condizione di eccezionale vulnerabilità delle donne richiedenti asilo e rifugiate nell’Unione europea, fuggite da forme di persecuzione nei loro Paesi di provenienza per intraprendere un percorso che le conducesse a un luogo e condizioni di vita più sicure. Troppo spesso però, una volta giunte nei centri di accoglienza, queste donne vittime di violenza, tratta e reati violenti, hanno dovuto confrontarsi con altri ostacoli che le hanno rese ancor più vulnerabili. Il nostro Gruppo sta lavorando per l’introduzione di misure che garantiscano che le procedure d’asilo riconoscano la condizione di vulnerabilità di queste donne, e che le loro esigenze trovino comprensione e accoglimento nell’ambito del processo d’asilo. Le misure citate comprendono: una formazione di genere specifica per il personale che contempli una formazione mirata in materia di violenza sessuale, tratta di esseri umani e pratiche di mutilazione genitale femminile; servizi sanitari e d’accoglienza specifici; il diritto di richiedere intervistatrici e interpreti donna; l’accesso a servizi sanitari riservati alle donne che prevedano assistenza pre e post-parto; assistenza infantile durante le procedure di valutazione e i colloqui per le richieste d’asilo; il diritto per le donne di avanzare una richiesta d’asilo indipendente da quella del coniuge per rafforzare la loro posizione. Richiediamo anche l’interruzione della detenzione per i bambini e le donne richiedenti asilo in stato interessante.

Le violenze di genere come lo stupro, la violenza sessuale, la mutilazione genitale femminile, l’induzione o la costrizione al matrimonio, dovrebbero di per sé rappresentare ragioni sufficienti per l’accoglimento delle richieste d’asilo nell’Unione europea. Dato che l’integrazione dei rifugiati è un tema strettamente correlato, il nostro Gruppo chiede forme di agevolazione per l’accesso al mercato del lavoro; accesso all’istruzione e all’apprendimento delle lingue; accesso all’assistenza infantile, la facilitazione delle procedure di ricongiungimento familiare e il riconoscimento delle qualifiche e dei titoli di studio ottenuti nei Paesi esteri.

Ulteriori informazioni:

Comunicato stampa UNHCR: Le donne rifugiate e i loro bambini sono sottoposti a un alto rischio di violenza sessuale a causa delle tensioni e del sovraffollamento nelle strutture di accoglienza sulle isole greche.

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